lunedì 4 marzo 2013

Apologia del fascismo


Non c'è nulla da fare, il fascismo ci piace.
Sì, ci piace, e molto: ci piace l'uomo forte che ci dice tutto quello che dobbiamo sapere e che dobbiamo pensare, ci piace che quest'uomo imponga quello che dice gridando e offendendo. E ci piace che lo faccia convincendoci che è quello che vogliamo anche noi. Perché se lui è forte, allora siamo forti anche noi, che diamine!
I fascismi ci piacciono, tutti quanti, anche quelli mascherati sotto un altro nome, qualsiasi sia la loro provenienza. Da sempre stiamo dalla parte dei bulli. Possiamo dire di no, possiamo fingere di difendere i più deboli, ma invece gli oppressori, a qualsiasi livello, sono sempre molto popolari. Ci piacciono. Fino a quando non ne diventiamo vittime, certo, ma prima ci piacciono un mondo.
Perché ci piace stare dalla parte dei vincitori, e il vincitore è quasi sempre quello che ha più muscoli. I muscoli sono un ottimo strumento di persuasione. Ci convincono. Non per paura, per opportunità. Stare dalla parte del prepotente è comodo, quasi esente da rischi e dà solo vantaggi.
E stando con il prepotente, alla fine arriviamo ad assorbire i suoi ideali e li facciamo nostri, convinti che quelle siano cose che pensiamo noi. Che quello sia il nostro punto di vista. E quindi spalleggiamo il prepotente dal nostro ruolo di subordinati facendogli fare quello che vuole. Ci mettiamo volontariamente al suo servizio e lo sosteniamo senza mai un dubbio. Gli diamo potere.
Poi, a un certo punto, di quel prepotente qualcuno ne diventa vittima. Perché se c'è qualcuno che usa violenza, c'è sempre anche qualcuno che la subisce. Ma è qualcun altro.
Il fascismo ci piace perché siamo vili.
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