martedì 29 gennaio 2013

La paura fa 90 barrato

A volte mi capita, per motivi non del tutto chiari neanche a me, di dovermi servire di un autobus notturno. Salire su uno di quei mezzi è un po' come fare un viaggio in un'altra dimensione (un mondo fantasy, direi), dove non si applicano le norme basilari della nostra esistenza di tutti i giorni. Si applicano le Sacre Regole del Viaggio Notturno Di Sola Andata, di cui forse un giorno stilerò un decalogo.
Questi mezzi sono tutti dotati, di serie (applicato direttamente in sede di fabbricazione), del loro classico e pungente odore. E' un aroma caratteristico, che come tutte le cose caratteristiche può piacere o meno, ma che di certo non lascia indifferenti. Gli autisti spesso non lo gradiscono, e a volte per contrastarlo e ristabilire la salubrità dell'aria arrivano ad appendere nel loro abitacolo un Arbre Magique all'odore di barbone. Così, per smorzare.
(Tra parentesi, una mia teoria sugli autisti degli autobus notturni: per me l'azienda mette alla guida di questi mezzi quegli autisti che hanno mancato di rispetto al Grande Capo Supremo Del Trasporto Urbano: sono pronto a giurare che quello di ieri sera avesse fatto un commento poco carino sulla camicia del GCSDTU - da sempre noto per il suo cattivo gusto in fatto di vestiario - e che per rappresaglia sia stato messo alla guida notturna nella speranza che gli saltino i nervi e si licenzi.)
L'autobus notturno, comunque, oltre che un mezzo di trasporto è anche una camera da letto mobile. Più trendy di un camper, più dinamico di un treno (e non devi nemmeno pagare il posto nella cuccetta), per dormire su un autobus notturno basta sedersi su un qualsiasi seggiolino (i più quotati, chissà perché, sono quelli di testa e quelli di coda) e addormentarsi. Essere ubriachi aiuta molto. Si narra di un signore che si è addormentato su un autobus notturno una sera dello scorso ottobre e che non si è ancora svegliato, continuando a girare ignaro fino a oggi.
Ma la parte migliore del viaggio sono sempre le risse.
Capita infatti che sull'autobus notturno salgano dei ragazzini di ritorno dalla discoteca (li si riconosce dagli scarponcini gialli e dai tipici pantaloni della tuta, contraddistinti dal cavallo basso e da un'enorme scritta sul culo), che dopo essersi agitati per ore sudando come Mick Jagger durante il tour di Beggars Banquet adesso si lamentano della puzza e aprono i finestrini generando l'ira degli altri viaggiatori (alcuni dei quali si svegliano apposta per l'occasione). Iniziano a volare le prime parole ("Tu che hai aperto il finestrino, chiudilo!", "No, se vuoi ti alzi e lo chiudi tu!"), poi si passa alle minacce e alle offese ("Ah, mi devo alzare io? Mi sa che non ti conviene se mi alzo io!", "Perché, che mi fai, coglione?") e ci si avvicina allo scontro fisico, quasi sempre scongiurato dal fatto che sono tutti troppo ubriachi per fare a botte davvero. Al massimo si arriva a qualche spinta e a qualche altra lattina di birra rovesciata a terra, che aggiunge quella deliziosa nota amarognola al bouquet presente e lo rende raf-fi-na-tis-si-mo.
Nel frattempo, l'autista molla il volante e inizia a scrivere la sua lettera di dimissioni, dà una sniffata profonda all'Arbre Magique gusto barbone che si è portato da casa e guarda l'orologio. Alla fine del turno mancano tre ore. Ma non sa se ce la farà a resistere.

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