sabato 19 febbraio 2011

Augh, grande capo!

Eh no, cari miei. Stavolta proprio no. Non potete definire "baraccone" la splendida opera d'arte della foto qui a fianco (se ci cliccate sopra la potete ingrandire anche di molto e gustarvela in tutti i particolari). E non solo perché un simile termine non si addice a cotanta beltà, ma anche perché in questo modo dimostrereste tutta la vostra ignoranza in fatto di arte.
Ma cominciamo dall'inizio.
Come detto altrove, io sono un ignorante, e per accrescere la mia cultura ho deciso di darmi all'arte moderna. L'opera che vedete raffigurata si intitola Totem ed è stata realizzata da Anna Galtarossa.

Perché quest'opera non è una porcheria.
Al di là di tutti i commenti sarcastici che si potrebbero fare, è necessario analizzare a fondo l'opera per comprenderne il significato. Dalla didascalia (che potete vedere alla fine dell'articolo), si legge: "Struttura in ferro su betoniera coperta di carta, mylar, stoffa, lana, pon pon, spazzatura, abiti che non uso più e che non hanno voluto nemmeno alla Caritas, puttanate, roba che ho trovato sgomberando la cantina, oggetti di cui sono entrata in possesso rapinando un asilo nido, tranci di orso Knutt, pomarola". Insomma, a dire il vero la didascalia non recita proprio così ma quasi, e tanto basta.
Se non ci lasciamo distrarre dagli ingredienti secondari (pur domandandoci perché l'artista abbia evitato di aggiungere le penne di struzzo, che nel contesto ci sarebbero state benissimo) e ci concentriamo su quello principale, ricaviamo immediatamente il senso di quest'opera.
Sì, amici, la betoniera è la chiave di tutto. Una betoniera con cui l'artista dice: "Hai visto, caro il mio muratore che con questo arnese lavori, spaccandoti la schiena per un misero piatto di pasta? Eh? Hai visto? Io che sono un'artista la tua betoniera la rendo inutilizzabile (facendoti così morire di fame) appiccicandoci sopra le stronzate più grosse che mi vengono in mente, e vendo il tutto a caro prezzo a qualche collezionista che non sa nulla della vita vera né dell'arte ed è disposto a spendere fior di quattrini per questo supposto capolavoro". Ecco il significato profondo di quest'opera. Esprime la superiorità dell'arte sul cemento. E, in particolare, della furbizia di certi artisti nei confronti di quegli sfigati senza cervello (che se fosse per me sarebbero già tutti morti, ovviamente) che per campare sono costretti a lavorare.

Una nuova idea della morte.
Totem porta inoltre all'attenzione dell'osservatore una nuova idea della morte. Cosa infatti rappresenterebbero i pennacchi e le bandiere che sporgono in alto se non le travi di un patibolo dal quale far penzolare i condannati?
Si tratta però di un patibolo colorato, come a dirci che della morte non dobbiamo aver paura, perché la morte è nostra amica. Perché la morte ci aiuta a tenere pulito il mondo. Soprattutto se a morire sono quei maledetti sfigati che infestano le nostre strade, che chiedono la carità, lavorano in nero o hanno un'occupazione che nemmeno consente loro di campare dignitosamente. Che magari sono lì, sotto il sole di ferragosto o la neve di febbraio, a disturbarci spaccando le strade con i loro martelli pneumatici o guidando quei rumorosissimi camion con cui svuotano i cassonetti della spazzatura per 800 euro al mese.
A disturbarci costruendo qualcosa però no, perché la betoniera gliel'abbiamo fregata noi! Vediamo se, una volta morti, ci romperanno ancora le palle!

1 commento:

  1. Non solo l'unico perplesso, a quanto pare: la donna sulla balaustra in alto nella foto che si gratta la testa sembra avere la stessa opinione.

    Ma il vecchio ossigenato in basso, invece, fa parte dell'installazione?

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