sabato 29 gennaio 2011

Impara l'arte...

Visto che sono un ignorante, oggi ho deciso di andare a visitare un’esposizione d’arte per accrescere la mia cultura. Così durante le serate mondane potrò sfoggiare qualche argomento di conversazione in più rispetto ai temi che mi contraddistinguono di solito (i fumetti, le melanzane alla parmigiana e le tette) e fare bella figura con le persone che non conosco.
La mostra in questione era un’esposizione dell’artista giapponese Shozo Shimamoto, che (come dice Wikipedia) Roberta Smith del New York Times ha definito come uno degli sperimentatori più audaci e indipendenti della scena dell’arte del Dopoguerra negli anni Cinquanta.
Oltre alle opere, i visitatori avevano anche la possibilità di assistere a un video che documentava la realizzazione di una di esse, con l’innovativa tecnica detta “del piccione”, sulla quale torneremo più avanti.

Il documento.
Nel video vediamo l’artista che, in piazza, tutto imbracato viene issato in alto da una gru (o qualcosa del genere), posizione dalla quale saluta l’acclamante folla radunatasi lì attorno e impone le mani sui presenti. Un’elevazione messianica, insomma, che in video lo fa apparire simile al gesugristo di Rio de Janeiro (che però non era giapponese, ma non si può avere tutto dalla vita).
Poi la gru lo riporta giù, un suo assistente gli consegna uno strano arnese pieno di bicchieri a loro volta pieni di diversi colori, e di nuovo su, in alto. La folla guarda ammirata lui lassù in cima, poi abbassa lo sguardo al pianoforte precedentemente posizionato in mezzo alla piazza, poi di nuovo su di lui, adesso issato proprio sulla verticale del pianoforte, poi ancora giù. Fino al momento tanto atteso, in cui l’artista, utilizzando appunto la tecnica del piccione, lascia cadere lo strano arnese sul pianoforte, in un tripudio di colori.

La tecnica del piccione.
La tecnica del piccione è così chiamata perché ricorda quella usata dal volatile, che si innalza in aria con estrema naturalezza per gettare, in modo più o meno casuale, il suo colore dritto verso la tua giacca nuova o, meglio ancora, sulla tua acconciatura fresca fresca di parrucchiere.

Conclusioni.
Ecco, quello che ho imparato oggi è che un pianoforte (ma l’artista giapponese usa di volta in volta oggetti diversi: contrabbassi, Budda come quello che si vede nella foto, statue varie) su cui sono stati gettati dei bicchieri pieni di colore non è uno strumento musicale imbrattato. È un’opera d’arte.

Tre idee artistiche per il nuovo decennio.
Alla luce di quello che ho appreso oggi, penso di avere titolo per enunciare quelle che dovrebbero essere le nuove linee guida per un ulteriore sviluppo della tecnica del piccione.

1. In un’ottica naturalistica, potremmo prendere oggetti a caso, farcisi issare sopra a una determinata altezza e lanciarci sopra bicchieri pieni di feci di varia natura. Gli esperti sanno che animali diversi producono escrementi diversi sia per colore che per consistenza: deiezioni il cui effetto sarà forse cromaticamente meno vario della tecnica di origine, anche se più coerente, ma certamente più materico e tattile. Anche l’aspetto olfattivo non è da tralasciare (in questo senso, particolarmente indicato è lo sterco di cavallo, il cui odore è amato sia dal pubblico che dalla critica).

2. In un’ottica di unione dell’artista con la propria arte, si potrebbe chiedere a un assistente di librarsi sopra a Shimamoto per gettare su di lui lo strano arnese con i colori. In questo modo si otterrebbe un’opera vivente, in cui artista e opera convivono nello stesso corpo. Si tratta di un’idea a mio avviso molto interessante, anche se ci sarebbe da studiare bene l’aspetto monetario della faccenda: difficilmente un collezionista sarebbe disposto a spendere qualche migliaia di euro (nonché a pagarle vitto e alloggio) per un’opera d’arte che si dissolve alla prima doccia.

3. Questa è l’idea più estrema e rivoluzionaria: l’artista, che diventa egli stesso protagonista dell’opera, si trova in mezzo alla piazza, mentre sopra di lui un assistente gli versa addosso le feci di cui sopra. Tutto è ammesso: guano d’uccello, stabbio, letame e, per farla breve, merda di qualsivoglia natura. Al di là di ogni valore artistico ed economico, se questa mia proposta dovesse raccogliere consensi, vorrei essere io l’addetto al rovesciamento. Per amore dell’arte, s’intende.

Annuncio economico.
La mia collezione privata comprende un cachemire seminuovo impreziosito dal sapiente uso della tecnica del piccione. E non da un volgare imitatore, ma da un intero, vero stormo di Gabbiani del Caspio. Con 12.000 euro è vostro! (Astenersi perditempo.)

1 commento:

  1. Il buon Pietro Manzoni arrivò a tutto questo molto prima di qualsiasi artista nippo o qualsivoglia, per quanto incredibile sia la vicenda. Ma almeno sul suo significato intrinseco ci si può divertire a fantasticare.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Merda_d'artista

    Povero pianoforte... :-(

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