venerdì 4 giugno 2010

Ricapitolando...

Mi si chiede di fare qualcosa per beneficenza, e la faccio: disegno una striscia il cui originale sarà venduto a favore di X. Ok, tutto chiaro.
Io disegno e la striscia viene venduta.
Vengo poi a sapere che quella striscia, insieme a tutte le altre realizzate per l'occasione, verrà pubblicata in un catalogo.
"Per beneficenza?" chiedo.
"No", mi si risponde.
Faccio notare che la cosa era quantomeno sgradevole, all'interno di un progetto "a scopo benefico". Mi confronto con alcuni autori delle altre strisce, nasce una piccola discussione che porta alla decisione di far pubblicare il materiale solo se per beneficenza.
Arriva la liberatoria. Il libro che verrà fatto è un catalogo "istituzionale". Distribuito gratis ("non a scopo di lucro", ci tengono a precisarlo... non dicono che è a scopo promozionale, ma del resto questo non lo dice mai nessuno, giusto?).
Ah, sì, alcune copie saranno effettivamente in vendita a scopo benefico. Ma con che modalità? Esclusivamente nel corso di una (e una sola) manifestazione fumettistica, quella organizzata da chi curerà il libro. Quindi per tre o quattro giorni in tutto. Ecco, io a questo punto mi sento preso per il culo. E la liberatoria non la firmo, ecco.

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